Le allegre comari di Santa Anatolia o la torta raccapezzata

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Una storia inventata che potrebbe anche essere vera
Come si dice “ogni riferimento a cose e persone realmente esistite è puramente casuale”


Ipotetico dialogo tra alcune comari di Santa Anatolia “Ammonte”
“Commare Marì, me so ravanzate poche nuci dalle pizzelle de Natale. Ci vorria fa quacchecosa, ma solo che le nuci che ci facce?”
“U commare Li, che ne sacce? A mi me so ravanzate poche fichera secche, mo va a fenì che me se fanu pure cattive, le vo?”
“ e dammele, mo vede se la commare Francesca tè quacche atra cosa, magari le mette tutte nziemi e ci facce na spece de pizza”
La comare Francesca nel frattempo si era avvicinata ed aveva sentito tutto il dialogo tra la comare Maria e la comare Lisa
“commare Francè si capitu?”

“Scine commare Li, a mi m’è ravanzatu na cria de subibbu, se le vo le po’ nfrasca che s’atra robba che té, ci mitti na cria de cacau, na cria de rummu e vatte a fa freca, quacchecosa c’esce!”
“ e datemmelle va” dice la commare Lisa con fare sbrigativo
“ mo’ vaje a casa vede quacche atra cosa che ci pozze mette, po quanne so fattu vi chiame e ne la magneme n’ santa pace, portate na cria de vinu che j no le tenghe, a casa me’ no beve nisciunu!”
“ U scià pe l’amor de Diu, vo che ne manca le vinu a nu?”
“magari me facce mancà l’aria ma le vinu no” e la commare Maria la commare Francesca nel dire ciò si piegano in due dalle risate.

“ va, va, commare Li, che ne vedeme chiù tardi!
Dovete sapere che in molte famiglie di Santa Anatolia la “bocaletta” del vino era sempre a disposizione di tutti, a qualsiasi ora del giorno o della notte, normalmente era collocata sulla mensola del camino, e, non erano solo gli uomini a bere, bevevano anche le donne.
“ voleva chiamà pure la commare Sunta, la chiame?” disse Lisa con fare esitante
“Uddiu, lassala perde quela sciuerca che ne ruvina la jornata!” disse la commare Maria e proseguì scimmiottando la commare Assunta detta Sunta, con una vocina lagnosa
“ Queste me ma male agliu fegatu, quest’atru me fa male alla coccia………..u mammamè meglie perdela che trovalla!”
Così le tre commari, presero ciò che avevano di avanzi e lo dettero alla commare Lisa, poi se ne torrnarono ognuna nella propria casa in attesa che quest’ultima facesse questa strana torta con tutti gli avanzi dei dolci di Natale.
Lisa, arrivata a casa, ci pensò un po’ su poi prese la bilancina che aveva in cucina e pesò
3 etti di gherigli di noci, 3 etti di uva sultanina (subibbu) 3 etti di zucchero
3 etti di fichi secchi, 3 etti di farina.
Preparò poi 3 uova, 3 o 4 cucchiai di cacao, 1 bicchiere di rum, 1 bicchiere di latte, 1 bicchiere di olio e 1 bustina di lievito.
Poi tritò le noci (non è dato sapere se con la bottiglia o con la macchinetta)
tritò anche i fichi. Poi prese una ciotola dove sbattè le tre uova con i 3 etti di zucchero, unì poi il bicchiere di rum, il bicchiere di latte, il bicchiere di olio, i tre etti di noci tritate, i tre etti di fichi tritati, il cacao, l’uvetta e la bustina di lievito.
Versò tutto in una teglia per torte imburrata ed infarinata e la mise nel forno (a gas) a 180° per 40 minuti circa
poi la sfornò, la fece raffreddare, la assaggiò, vide che era buona e ne fu soddisfatta, perchè essendo una perfezionista non avrebbe accettato un risultato meno che buono, piuttosto l’avrebbe data da mangiare alle galline che presentare alle comari una cosa fatta male, ne andava del suo prestigio di cuoca eccellente che ricavava manicaretti anche dai sassi.
Così orgogliosa del risultato chiamò le sue comari e allegramente tra “nu bicchierucciu e j’atru” passarono il pomeriggio in allegria.
E la canzone era sempre la stessa
“facemece nu bicchiere e fecemecigliu mo che mo ch’aveme tempe e addimà…”
addimà, domani
“del doman” come dice il poeta, “non v’è certezza” perciò….Cogli l’attimo!
Beh questo è quello che io ho immaginato, ma vi giuro che conversazioni come questa possono essere avvenute centinaia di volte in ogni vicolo di Santa Anatolia.
Per onestà intellettuale devo dire che questa ricetta non è santanatoliese ma maglianese, avendola io avuta da una mia vicina di pianerottolo che è appunto di Magliano.

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